Isadora Duncan, alle origini della danza moderna

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Isadora Duncan, nata nel 1877 a San Francisco, è una delle fondatrici della danza moderna. Cresciuta in una famiglia anticonformista e votata all’arte, dedica la sua vita alla creazione di una nuova danza come filosofia di vita, mezzo artistico privilegiato per esprimere passioni e moti dell’animo, una danza autentica e libera da ogni costrizione fisica ed espressiva, in aperta ribellione ai codici e agli stereotipi di femminilità del balletto classico. Emigrata in Europa, comincia a danzare prima nei salotti intellettuali e poi nei teatri di Londra, Parigi, Berlino e Mosca, viaggiando in Italia e in Grecia ed elaborando una teoria della danza ispirata alla natura – danza a piedi nudi imitando i movimenti delle onde e del vento – all’arte e all’ antichità: riproduce pose e figure dell’arte greca e sceglie di danzare non più su partiture scritte per il ballo ma sulla musica di Chopin, Wagner, Beethoven e caravaggio
L’arte di Isadora Duncan, completamente declinata al femminile, è fortemente politica, impegnata a liberare il corpo della donna e della danzatrice da regole e vincoli e a diffondere i principi della nuova danza per mezzo di un progetto educativo fondato sulla naturalità del gesto: fonda diverse scuole in Europa e crea con le allieve migliori un gruppo che si esibisce sui palcoscenici e diffonde la sua pedagogia della danza. Nonostante il successo delle sue esibizioni e la sua attività anche teorica, le coreografie di Isadora Duncan sono di difficile ricostruzione, per la scarsità di testimonianze iconografiche e per la componente di improvvisazione della sua danza.

A partire dalle poche tracce esistenti, il coreografo francese Jérôme Bel le ha dedicato un ritratto interpretato da Elisabeth Schwarz, andato in scena a Rovereto per il finissage della mostra ospitata dal MART “Danzare la rivoluzione. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia” (19 ottobre 2019 – 1 marzo 2020), precedentemente allestita a Villa Bardini a Firenze.

> Guarda lo spettacolo

 

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