Emilianissime

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Iva Zanicchi, Orietta Berti, Carmen Villani
di Lorenzo Immovilli

La tradizione musicale reggiana vanta, come ben sappiamo, protagonisti di primo piano, artisti capaci di dominare le classifiche nazionali e in alcuni casi di riempire teatri in tutto il mondo. In particolare, nell’ambito della canzone popolare, alcuni interpreti maschili peraltro molto legati alle loro radici reggiane, continuano a mantenere un successo che pare non conoscere fine. Ma è bene non dimenticare che la canzone popolare ha avuto ed ha, qui in Emilia, alcune interpreti femminili conosciute ed apprezzate quanto i colleghi maschi, anche se non sempre la critica specializzata ha dedicato loro particolare attenzione. 

Lo scorso anno, in occasione della mostra Confessioni di Spazio Gerra per Fotografia Europea, ho avuto la fortuna di incontrare e intervistare Iva ZanicchiSono bastati pochi minuti per comprendere meglio di quanto non avessi mai fatto, la monumentale carriera che dagli anni 60 l’ha portata ai giorni nostri. Milioni di dischi venduti, tournée in tutti i continenti, collaborazioni con alcune fra le più grandi stelle musicali del pianeta, progetti con autori internazionali, programmi e conduzioni televisive insieme a registi straordinari e poi compositori, arrangiatori, una lista di esperienze praticamente interminabile. Al suo cospetto, e dopo aver per una vita ascoltato e cercato di divulgare musica, mi sono reso conto che non potevo fare altro che inchinarmi umilmente e cercare semplicemente di assorbire quanta più energia possibile. Pensavo allora di segnalare, in questa occasione, tre brani musicali di tre interpreti a noi reggiani molto vicine, canzoni che mi hanno colpito per l’intensità  e la sincerità  con la quale le “nostre” affrontano l’interpretazione.

  • Il primo brano è di Iva Zanicchi e si intitola proprio Confessioni (non a caso la mostra fotografica a cui accennavo aveva lo stesso nome). Un brano scritto dal giovane paroliere del momento (1976), Cristiano Malgioglio e musicato da un autore meno rinomato ma particolarmente bravo, Gian Pieretti. Scopriremo una Zanicchi che si concede con una profondità e una sensualità inedite.

  • Il secondo brano non può che essere che di Orietta Berti, alla quale vanno ovviamente le stesse congratulazioni e le stesse considerazioni fatte sopra. Dal suo repertorio, estremamente popolare e per certi versi più vicino alle radici folkloristiche emiliane, ho selezionato “quando l’amore diventa poesia”, scritto nel 1969 da Mogol e da Piero Soffici. Il brano ha attraversato 50 anni di storia della musica attraverso decine di interpretazioni eseguite da artisti nazionali ed internazionali, ma venne lanciato dalla Berti e da Massimo Ranieri in occasione di San Remo 69. E’ una di quelle canzoni che ci lasciano intendere quanto Orietta Berti sia in grado di esprimere anche quando si discosta un poco dal suo filone musicale più tradizionale.

  • E per chiudere, segnalo una terza interprete che pur avendo grandi qualità ed essere stata inoltre sulla breccia per oltre un lustro, non ha goduto di una lunga e splendente carriera quale quelle della Berti e della Zanicchi: Carmen Villani.  La Villani, originaria di Carpi, esordisce negli anni Sessanta solcando il filone del beat modenese per poi trasformarsi in interprete più raffinata nei primi anni ‘70 e chiudendo di fatto la propria carriera musicale nello stesso decennio. Ascoltandola in questa eccellente interpretazione, mentre canta il brano “Delusa io”, finalista in Canzonissima  73, ci si rende conto che il successo spesso non premia i migliori.

 

 

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