Alda Merini, alcune poesie

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per la rubrica “A Viva Voce” di Giuseppe Caliceti

All’Hotel Cristallo, qui a Reggio, nella sua camera, mi racconta dei suoi studi musicali al pianoforte. Che anno sarà stato?
Commetto l’errore di dirle che anche io, una volta, suonavo il violino.
Alda Merini mi dice: “Se non mi suoni qualcosa qui col tuo violino, questa sera non vengo alla serata di poesia”.
Dico che non suono da anni.
Insiste.
Torno a casa, prendo il violino dallo sgabuzzino delle scarpe, torno nella sua camera, lo accordo, provo a suonare qualcosa.
Fortunatamente dopo nemmeno un minuto sorride e mi dice sottovoce, dolce: “Grazie. Basta. Si vede che non suoni da un bel po’”.
E alla sera incanta tutti a Le voci della poesia nei chiostri del Museo.

 

 

 

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